Assistenza sanitaria territoriale: i problemi e le proposte

Assistenza sanitaria territoriale: i problemi e le proposte

Sono numerosi i problemi dell’assistenza sanitaria territoriale: offerte di servizi disuguali da Regione a Regione, assistenza domiciliare non garantita per tutti e a rischio sia in termini di qualità che di quantità.

La denuncia scaturisce da un rapporto sull’assistenza sanitaria territoriale presentato in questi giorni dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, secondo cui “si dovrebbe poter contare non solo sull’ospedale, ma trovare nel territorio un punto di riferimento affidabile e presente sempre” e che reclama “di poter contare non solo sull’ospedale, ma di trovare nel territorio un punto di riferimento affidabile e presente sempre”.

Di fronte alla confusione, le difformità, i ritardi e le iniquità nell’offerta di servizi sanitari territoriali che abbiamo rilevato con questa nostra indagine, ciò che è causa di profonde disuguaglianze, riteniamo quanto mai urgente che lo Stato e le Regioni lavorino al Decreto Ministeriale 70/15 sull’assistenza territoriale che, analogamente a quanto si è fatto per gli ospedali, definisca gli standard qualitativi, strutturali e tecnologici da garantire a tutti i cittadini in tutte le aree del Paese, dal Nord al Sud, nelle grandi città come nei piccoli centri e nelle aree interne più disagiate. Abbiamo bisogno infatti di poter contare non solo sull’ospedale, ma di trovare nel territorio un punto di riferimento affidabile e presente sempre. È ora dunque di passare dalle enunciazioni e promesse ai fatti.

Così Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, commenta il Monitoraggio dei servizi sul territorio, fuori dall’ospedale dentro le mura domestiche, presentato in questi giorni dalla stessa Cittadinanzattiva e condotto tramite questionari rivolti agli Assessorati Regionali (14 Regioni), alle Direzioni di Aziende Sanitarie (36 ASL), ai Responsabili di Distretto (82 Distretti), ai Responsabili di Unità Complesse di Cure Primarie (14), oltreché a circa 1.800 pazienti tra quelli in cure domiciliari e pazienti cronici che non necessitano di assistenza domiciliare. Il tutto grazie al lavoro di oltre cento attivisti volontari del Tribunale per i Diritti del Malato.

Lo stesso sottolinea:

Un fenomeno da scongiurare è quello per cui dietro il provvedimento ci sia il nulla per i cittadini, come avviene per le delibere su PDTA [Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali] e reti cliniche che, realizzati senza un sistema informatizzato, integrato e interoperabile, e senza avere informato i cittadini, restano sulla carta. È necessario infine che questo pilastro del Servizio Sanitario Nazionale sia anch’esso misurato nei sistemi istituzionali di valutazione in termini di accessibilità, qualità e sicurezza, esiti di salute, uso efficiente delle risorse allocate. Nell’attesa, noi lo abbiamo cominciato a fare.

Sigle e modelli diversi per definire le unità che si occupano di cure territoriali, offerte di servizi disuguali (anche profondamente, da Regione a Regione), assistenza domiciliare non per tutti e a rischio sotto il profilo della qualità e quantità: sono questi, in sintesi, i risultati emersi dal Monitoraggio presentato dal Tribunale per i Diritti del Malato.

Riguardo alle cure domiciliari – segnala sempre Cittadinanzattiva – i cittadini apprezzano la disponibilità e professionalità degli operatori delle cure domiciliari, ma lamentano in due casi su cinque un’eccessiva rotazione nel personale inviato a casa.

Sono sempre più lunghi i tempi per l’attivazione dei servizi a domicilio: uno su cinque attende oltre dieci giorni; più di un mese di attesa per un quarto dei cittadini che necessitano di letti antidecubito, o di traverse e pannoloni; un cittadino su tre attende oltre un mese anche per la carrozzina, e uno su dieci per ottenere farmaci indispensabili.

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